Lunedì 2 novembre la Commissione guidata da Jean-Claude Juncker è ufficialmente entrata nel suo secondo anno di attività. Si lascia alle spalle un primo anno complesso ed articolato, che l'ha vista impegnata in numerose sfide: dalla crisi dei migranti, sino all'annuncio del piano per gli investimenti.
Da Bruxelles si cerca di fare un bilancio complessivo, rivendicando tutta una serie di successi che hanno visto la Commissione in prima linea. Difatti, si sottolinea come si sia riuscito a dare una risposta chiara alla nuova crisi economica greca, mettendo in sicurezza l'euro e l'Europa e come si sia agito con rapidità di fronte alla crisi migratoria, nonostante le diverse posizioni assunte dagli Stati dell'UE.
Altri passi avanti sono stati fatti nell'attuale fase del TTIP (Trattato di libero scambio con gli Stati Uniti), che vede la Commissione in prima linea nelle negoziazioni con la delegazione di Washington. Importanti risultati, inoltre, sono stati sicuramente raggiunti con la firma degli accordi in materia di trasparenza fiscale, attraverso lo scambio automatico di informazioni (l'ultimo, col Liechtenstein, firmato il 28 ottobre scorso), oltre che l'accordo sul nucleare iraniano. Infine, attraverso l'approvazione del Piano Juncker, si è dato e si darà nel prossimo futuro nuova spinta agli investimenti, con 315 miliardi destinati al rilancio dell'economia dell'Unione.
Ma oltre i successi rivendicati, sono state prese anche decisioni, come l'aumento della quota dell'olio tunisino esportabile nell'UE o la ripresa del processo di avvicinamento alla Turchia, che hanno fatto e faranno discutere nel corso di questo secondo anno di esecutivo comunitario.